RingLike 2.0

RingLike 2.0

PAOLO SORGE chitarra, composizione direzione musicale

GIOVANNI CUTELLO sax

EUGENIO MACCHIA pianoforte e tastiere

ALBERTO FIDONE contrabbasso

LLUIS NAVAL batteria

BELLINI JAZZ ENSEMBLE
Iris Morelli flauto
Helen Maria Longo Merendino
oboe
Francesco Scacco
clarinetto
Thomas Curcuruto
corno
Americo Spaziano
fagotto

MARCO SCHILLACI regia e visuals

BIAGIO GUERRERA testi e voce recitante

 

RingLike 2.0 è una performance multimediale che mette insieme dal vivo cinema, musica e poesia.
Un regista, un compositore e un poeta raccontano una Sicilia inedita tra realtà e invenzione.
Prima assoluta

 

Note di regia

Quando mi è stato chiesto di lavorare a questo progetto ho visto subito l’opportunità di combinare insieme tre elementi, suono, immagini e parlato, in modo da farli convivere, creando così un unico livello di racconto e di comunicazione emozionale.
Credo che questo sia un format ad oggi poco esplorato, soprattutto nella dimensione live.
Non è cinema, non è concerto, non è performance, ma è tutte e tre le cose insieme.
Il lavoro visivo è stato principalmente realizzato con una tecnica mista, dove il fatto di utilizzare delle fotografie rendendole filmiche , che poteva sembrava all’inizio un limite, è in realtà diventato la cifra stilistica del progetto.
Ho un grande archivio fotografico, forse inconsapevolmente, costruito negli anni, e sono un regista, che vuol dire che sono uno che racconta delle storie. Il mio background fotografico è molto forte, ma prima di questo progetto non l’avevo mai mischiato con la regia.
Posso dire che quando faccio una foto sono una persona e quando faccio un film sono un’altra. Cioè la mia testa ragiona in due modi completamente diversi. Qui ho messo insieme le mie due anime e per me questa cosa è magica. La fotografia è un’arte solitaria, devi essere solo, perché la fotografia è quello che tu vedi e che nessun altro vede. Invece quando fai un progetto del genere devi lavorare con tante persone diverse, la differenza è colossale, affascinante.
Ho un modo molto istintivo di lavorare. Più che l’ispirazione, il mio problema è sempre arrivare a realizzare qualcosa che emozioni. Perché puoi avere un’immagine bellissima, ma se non è giusta rispetto a quello che viene prima e quello che viene dopo il lavoro non funziona . Ho deciso di animare le fotografie usando AI perché non volevo che fossero statiche. Il primo fotogramma è la foto originale, poi quello che succede dopo quel primo fotogramma è l’animazione che rispetta però il valore fotografico ed il contenuto di quella che era l’immagine originale. A volte ho aggiunto degli elementi alle immagini per drammatizzare la scena.
Contemporaneamente ho scelto di usare delle parti filmate per creare un’alternanza di emozioni visive e di ritmo.  Ho usato soprattutto dei tagli molto lunghi, sino a quattro minuti, anche se non è una cosa che si fa normalmente.  
Non razionalizzo mai quello che sto facendo. Lo faccio, e se mi dà emozioni vuol dire che funziona e così che trovo il mio modo di comunicare.
Le foto, i filmati, la musica, la voce… ho messo tutto insieme e vorrei che il pubblico entrasse in un mondo che abbiamo inventato noi, che non c’è.
Ma quando inventi un mondo è fondamentale basarti sulla realtà. E la realtà da cui sono partito è al 90% la Sicilia.
È una terra forte, una terra di contrasti e questo ti consente di raccontare le parti belle e le parti meno belle… che poi anche le parti meno belle diventano belle nel racconto.
Dopo 35 anni passati lontano da questa terra che mi ha profondamente segnato –  da un punto di vista culturale, visivo, di sfumature, di sensazioni – mi sembrava naturale e doveroso dare alla Sicilia un ruolo principale in questo lavoro.

Marco Schillaci

RingLike (che potremmo tradurre in come un anello ) è un neologismo che ho inventato per riassumere in una parola le mie prime ispirazioni nell’accingermi alla composizione della suite commissionatami dall’AME – Associazione Musicale Etnea di Catania nel 2014. In quel periodo stavo definendo un mio personale metodo e stile compositivo basato sullo studio dei fenomeni musicali ciclici, ovvero sulla possibilità di far derivare da una semplice combinazione di numeri le ciclicità ritmiche, melodiche, armoniche e quindi la struttura e la forma di una composizione. Un sistema empirico che potremmo considerare affine a certi procedimenti seriali di scrittura automatica del Novecento, ma molto più giocoso e infantile. Niente di nuovo, insomma, ma mi divertivo! Sentivo però anche il bisogno di controbilanciare lasciando alcuni elementi della mia musica volutamente aperti o non definiti, permettendo ai musicisti alcuni spazi di improvvisazione e di interazione, per evitare che un sistema così rigoroso per generare materiale musicale finisse per soffocare la libertà e il senso del divertimento nel modellare la materia sonora, caratteristiche del buon jazz di ogni epoca che mi ispira da sempre. Ho immaginato una piccola sezione di quattro strumenti a fiato eterogenei con il clarinetto basso, il corno francese, il sax contralto e soprano e i flauti, per costruire un colore timbrico evocativo da affiancare al canonico trio jazz chitarra/ contrabbasso/batteria. Questa è la mia personale ricerca di un equilibrio fra l’elemento dionisiaco e quello apollineo, tra scrittura rigorosa e libera improvvisazione, tra ciclicità/reiterazione/staticità ed elaborazione/ narrazione/melodia in divenire. Un senso di dualismo, in fondo, è anche parte della mia biografia musicale da jazzista autodidatta e militante ma con un bagaglio importante di studi accademici di composizione, con il mio bisogno di strutture musicali solide e ben determinate e la mia voglia di improvvisare variazioni sul tema senza troppi vincoli alla creatività. Nel piacere sincero del dialogo con gli altri musicisti e con chi ascolta.

Paolo Sorge

N Sicilianu

Da anni giro per la Sicilia alla ricerca di storie, paesaggi, emozioni. Tutto questo a volte si trasforma in parole che mi attraversano e che poi diventano libri, pezzi di un lungo diario ancora in progress.  Ma è nella dimensione orale che le sento più vere, più giuste. Qui si parla un siciliano risuonante, orale, impuro, meticcio, a volte sbagliato , un mondo sonoro dove sono entrato più di trent’anni fa e da cui non sono più uscito, un’atmosfera che si è sempre nutrita di teatro, di poesia, di musica. Non si sceglie la poesia, così come non si sceglie nessuna cosa importante della nostra vita… e ogni regalo è una consegna.

Biagio Guerrera

 

Paolo Sorge, chitarrista e compositore, da oltre vent’anni conduce una ricerca trasversale nell’ambito delle musiche d’improvvisazione, coltivando contemporaneamente vari linguaggi musicali, e dedicandosi alla composizione intesa come sperimentazione di vari equilibri possibili tra scrittura e improvvisazione. Vanta una notevole attività concertistica e numerose incisioni discografiche con musicisti di spicco del panorama Jazzistico nazionale ed internazionale. Attualmente insegna al Conservatorio Vincenzo Bellini di Catania.

 

Marco Schillaci, regista e produttore Schillaci vive e lavora tra gli Stati Uniti e l’Italia.
Nel corso della sua carriera ha collaborato con le migliori agenzie internazionali prima come fotografo e poi come regista vincendo numerosi premi e riconoscimenti. Recentemente ha realizzato l’episodio Italy per la serie TV Phenoms per Fox negli Stati Uniti. Lavora adesso allo sviluppo della serie TV Mix The World di cui ha realizzato l’episodio pilota.

 

Biagio Guerrera, poeta e performer Guerrera scrive in Siciliano ed è autore di quattro raccolte poetiche, di testi teatrali e canzoni. Nel 2019 ha vinto il Premio Lerici Pea Paolo Bartolani su segnalazione di Andrea Camilleri e Manuel Cohen. Molto attivo come operatore culturale, curatore e produttore. 

Musica con Vista