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Sakia Giorgini, da Mozart a Pletnëv, tutta la magia del pianoforte

Da Mozart alle trascrizioni contemporanee di Mikhail Pletnëv, passando per Beethoven e gli Années de pelerinage di Liszt. Questo è il viaggio alla ricerca della musica più bella di ogni tempo che faremo insieme a Saskia Giorgini, giovane, funambolica pianista che domenica 4 febbraio alle 17 si esibirà all’auditorium dell’ISSM Boccherini. Il concerto, organizzato dall’Associazione Musicale Lucchese, sarà introdotto da un breve intervento di Massimo Marsili.

Giorgini aprirà la sua esibizione con la Sonata n. 8 in la minore per pianoforte “Parigina 1”, K 310 di Wolfgang Amadeus Mozart. Scritta nella triste estate del 1778 (in quei mesi infatti morì la madre del compositore), questa sonata ha in sé un violento potere comunicativo ed è piena di contrasti e inquietudine. La tonalità di la minore riesce assai bene a definire la tragica disperazione di Mozart in quel periodo, una disperazione “fredda e senza lacrime, dominata da un orgoglioso rifiuto di ogni consolazione”.

Sarà poi la volta di Ludwig van Beethoven con la Sonata per pianoforte n. 26 in mi bemolle maggiore, op. 81a “Gli addii”. Si tratta dell’unica sonata per pianoforte e una fra le pochissime composizioni del catalogo beethoveniano per le quali l’autore abbia previsto una precisa e dichiarata idea programmatica. Il brano infatti fu scritto in occasione della partenza e del ritorno a Vienna dell’Arciduca Rodolfo d’Austria, costretto ad allontanarsi dalla capitale per la guerra austro-francese del 1809. Una dimostrazione d’affetto verso l’arciduca che provocò non poco imbarazzo e scatenò una disputa tra chi la considerava un’adulazione e chi pensò che dietro l’imperiale amico si celasse la passione per una donna.
Nella Sonata si riconoscono bene tutti gli elementi dell’addio. Il pezzo si apre infatti con le note suonate dal corno del postiglione per annunciare la partenza; all’inizio dell’Allegro si può individuare il ritmo che ricorda il galoppo dei cavalli, seguito da un ostinato del basso che per alcuni simboleggia il rumore costante delle ruote sul selciato e più avanti è facile riconoscere la tristezza per l’assenza dell’amico e l’esplosione della gioia per il suo ritorno.

Dopo l’intervallo ci sposteremo – idealmente – dall’Europa continentale in Italia e la vedremo con gli occhi di Franz Liszt. Una “visione” ispirata da Tre Sonetti del Petrarca (Pace non trovo, n.104, Benedetto sia il giorno, n.47 e I’ vidi in terra angelici costumi, n.123). In queste composizioni, dalla struttura piuttosto libera, il lirismo è unito alla cantabilità e a una grande ricchezza espressiva. Il più famoso è il Sonetto 104 che dopo un patetico recitativo iniziale alterna momenti drammatici e meditativi e offre uno specchio delle appassionate parole del poeta nell’animo di Liszt.

Ancora Franz Liszt, stavolta alle prese con la parafrasi e la trascrizione per pianoforte della Danza sacra e duetto finale dell’Aida di Verdi (1871-79) da cui si capisce che Liszt vedeva in Verdi un uomo dai sentimenti nobili e grandiosi, capace di creazioni vigorosamente drammatiche.

Chiude il concerto un’interessante selezione di brani da “La bella addormentata” di Pëtr Ilič Čajkovskij trascritti dal pianista e compositore contemporaneo Michail Vasil’evič Pletnëv (Arcangelo, Russia, 1957). Pletnev, figlio di musicisti e vincitore a ventun anni del prestigioso Premio Čajkovskij, è considerato un pianista di “straordinario virtuosismo e inarrivabile sagacia” che alterna una brillante carriera concertistica, anche come direttore d’orchestra, con l’attività di compositore. Con le sue trascrizioni per pianoforte dello Schiaccianoci e della Bella addormentata di Čajkovskij, Pletnëv mette in luce quelli che sono i canoni pianistici della grande scuola russa: attentissima timbrica grazie alla totale indipendenza di tocco delle dita, virtuosismo unito a una grande musicalità, grandiosità sinfonica unita a una forte sensibilità descrittiva, pregna di lirico intimismo.

Vincitrice nel 2016 del prestigioso concorso internazionale Mozart a Salisburgo, Saskia Giorgini ha iniziato lo studio del pianoforte all’età di quattro anni. Dal 2000 al 2008 ha frequentato l’Accademia Pianistica Internazionale “Incontri col Maestro” di Imola, studiando con Riccardo Risaliti e Leonid Margarius. Si è laureata con lode al Conservatorio di Torino, ricevendo una menzione speciale «per particolari capacità strumentali e straordinarie doti artistiche», sotto la guida di Claudio Voghera per poi perfezionarsi, tra gli altri, con Enrico Pace (Accademia di Musica di Pinerolo) e con Pavel Gililov (Postgraduate al Mozarteum di Salisburgo). Ha vinto il premio speciale per la migliore esecuzione di un’opera di F. Chopin al Concorso Busoni 2015 e ha vinto il 2° premio, Premio Speciale Mozart e Premio del Pubblico al Prix d’AmadéO 2012 di Aachen.

 

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Il costo del biglietto è 12 euro (ridotto 10 euro). I ragazzi fino a 14 anni entrano gratis. Si consiglia di recarsi all’auditorium almeno 30 minuti prima dell’inizio del concerto.

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