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Dove gli Dei si Parlano

Performing reportage

Con: Monika Bulaj, Kasia Kapela, Anna Zubrzycki

Le ultime oasi d’incontro tra fedi, zone franche assediate dai fanatismi armati, patrie perdute dei fuggiaschi di oggi. Luoghi dove gli dei parlano spesso la stessa lingua franca, e dove, dietro ai monoteismi, appaiono segni, presenze, gesti, danze, sguardi. In una parola: l’uomo, la sua bellezza, la sua sacralità inviolabile, ostinatamente cercata anche nei luoghi più infelici del Pianeta, seguendo il sole, la luna, le stagioni, i culti e i pellegrinaggi, in una mappa celeste che ignora gli steccati eretti dai predicatori dello scontro globale. Un mondo parallelo e poco

raccontato che va dall’Asia centrale all’America Latina, dalle Russie al Medio Oriente, e ti riconsegna la bellezza nella contaminazione: i riti dionisiaci dei musulmani del Magreb, il pianto dei morti nei Balcani, i pellegrinaggi nel fango degli Urali, l’evocazione degli dèi in esilio oltremare, sulla rotta degli scafisti di un tempo, a Haiti e Cuba, dove la forza spirituale della terra madre diventa rito vudù, santeria, rap mistico, samba, epitalamio e mistero. Questo lavoro è cambiato negli anni. All’inizio documentavo le piccole e le grandi religioni nelle ombre delle guerre antiche e recenti. Ad un certo punto sono state le mie immagini a cercarmi, a parlare da sole, raccontando delle preghiere e dei sogni, dell’acqua e del fuoco, della memoria, del teatro della festa dei morti, della via dei canti. Ora quello che faccio è semplice, quasi infantile: raccolgo schegge di un grande specchio rotto, miliardi di schegge, frammenti incoerenti, pezzi, atomi, forse mattoni della torre di Babele . La musica che accompagna il reportage crea un mappa viva. I canti come i veicoli ci accompagnano nei loro luoghi e riportano nello spazio presente del incontro con il pubblico. Diventano terra per il racconto e uno scambio intimo con lo spettatore. La collaborazione tra Monika Bulaj e Anna Zubrzycki e Katarzyna vede  esperienze comuni: il teatro Gardzienice, il “vagare” verso le fonti musicali, gli incontri in luoghi lontani e dimenticati, traendo ispirazione da essi per creare.

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